Sinfonie. Di Bruch,Dvořák o mie.

Sono certa del fatto che le persone sono tristi perché non ascoltano abbastanza musica. Che sia quella che trasmette RTL o quella in sottofondo nelle pubblicità,o anche quella che tua madre canticchia mentre cucina,credo non ci sia nulla di più terapeutico dell’ascoltare musica. Non solo urlare i testi che sembrano siano stati scritti guardando la tua vita,ma ascoltare,semplicemente ascoltare quegli accordi,quelle infinite sfumature che si nascondono tra una nota e un’altra nella stessa sinfonia che non è mai davvero la stessa perché sei tu che sei sempre diversa. A me piace persino ascoltare il tic-tac delle mie dita sulla tastiera. O quello della pioggia sulla ringhiera del mio balcone. O quello del caffè mentre riempie la tazza e della legna che brucia piano sul fuoco.

Se poi mi ritrovo trasportata in un mondo con le tende rosse del San Carlo,con un’orchestra che sembrava essere lì solo per me,con David Garrett che più che muovere le corde del violino muoveva con maestria quelle del mio cuore,allora sono certa che è questa la strada per la felicità. Quella dove le luci e le voci pian piano si abbassano fino a spegnersi,il palco si illumina. Il nulla. E subito dopo il sublime:delle dita sfiorano un’arpa,poi un violino,poi un altro e un altro ancora, non sai se sia il tuo cuore a battere o i tamburi,che esplodono quando John Axelrod li chiama e tacciono quando le sue mani lo ordinano. Come un abile domatore. E i tacchi che smettono di farti male, e la testa che smette di scoppiare, e le ansie e le paure a cui l’ingresso non è permesso. Non ieri sera.

Non mi sono mai sentita così lontana dal resto del mondo come quando ero in quel teatro. Era come se la poltrona,d’un tratto,avesse aperto le ali,staccandomi da terra,e mi avesse fatto volare sorretta dal solo flusso d’aria proveniente da quei violini,da quei contrabbassi,da quella musica.

E mi sono commossa. Non mi succedeva da tempo. Nessuno ha mai parlato di me stessa così. Non ero io a (ri)conoscere le sinfonie:erano loro a conoscere me. E non c’erano testi,non c’erano volti che potevano dirmi se stavo ascoltando qualcosa di triste o di felice,non avevo neanche il libretto! C’erano delle mani e delle corde che hanno vibrato per ognuno in maniera diversa.C’erano i miei stati d’animo letti e raccontati con gli strumenti giusti.

Mi è bastato questo,per essere felice.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...