Memorie di Adriano.

Ogni mese, o forse meno o forse più, so che vi parlerò della mia corrente lettura. Non perché non sappia cosa scrivere,ma perché ogni volta che leggo un libro ho bisogno di dirlo a qualcuno.
Sono lì,sulla poltroncina accanto al camino mentre mi avvicino pian piano alla fine. Cerco con tutta me stessa di non far cadere l’occhio già alle ultime parole se non abbia ancora letto quelle che vengono prima. E quando finalmente o purtroppo ci arrivo,quando finalmente la mano dello scrittore si ferma e il mondo appena letto si esaurisce,mi sento portatrice di un nuovo segreto che non riesco a non raccontare. Sento che ho il bisogno di dire a qualcuno che ho appena visto Madame Bovary morire insieme ai suoi sogni,Vitangelo Moscarda rinascere nuvola e albero e vento, Winston Smith amare il Grande Fratello. Sento che ho il bisogno di lasciare il libro ancora aperto,così che i personaggi possano respirare ancora un po’ prima di tornare ad essere rinchiusi. Come quei libri per bambini le cui immagini diventano tridimensionali non appena li apri.

Ora,ad esempio, devo dirvi che sono stata a Roma. E in Giudea e in Grecia. Sono stata accanto all’imperatore Adriano mentre con le sua mani livide scriveva a Marco Aurelio. Lui ha acceso una torcia e ha iniziato a leggermi ad alta voce le sue memorie. Ha iniziato col dirmi che sì,il suo epitaffio sarà scritto in latino ma che in greco ha pensato e in greco ha vissuto. Io il greco non lo conosco,eppure eravamo lì a parlare lo stesso linguaggio:mi ha confessato la sua trepidazione quando Antinoo ha poggiato la testa sulle sue ginocchia, e io l’ho capito. Gli ho letto negli occhi e su carta la sua passione erotica per quel fanciullo dai riccioli biondi,ho sorriso mentre lui sorrideva quando una vecchia gli ha chiesto di guarirla dalla cecità, ho annuito mentre mandava Giovenale in esilio e ho pianto quando,sulle sue ginocchia,lo stesso Antinoo giaceva morto. Avrei voluto dargli una pacca sulla spalla,avrei potuto farlo perché ormai lo vedevo uomo e non più imperatore. Ma lui non mi avrebbe sentito. Lo vedevo rigirarsi nel letto preso dall’insonnia,pensare ai suoi sedici anni di pace,sentirsi soffocare e uscire a guardare le stelle,identificarsi con quella sentinella sola in Giudea,prendere atto del fatto che anche lui era portatore di quell’intimo segreto quali erano le contraddizioni di Roma. L’ho visto imbarazzarsi,mentre invecchiava e si ammalava,perché non ci sentiva più tanto bene e perché preferiva parlare ai senatori seduto,perché era una faticaccia alzarsi.Tossire,tamponarsi il naso sanguinante. E poi non si è alzato più.
La sua piccola anima smarrita e soave,compagna e ospite del corpo,si è apprestata a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli,ove non avrà più gli svaghi consueti…è entrato nella morte ad occhi aperti, non si è voltato a salutarmi e non ho potuto ringraziarlo per la sua compagnia in metropolitana e per una saggezza di cui sempre sono alla ricerca.

Ho chiuso il libro e subito dopo l’ho riaperto,per assicurarmi che Adriano non se ne fosse scappato ad Atene. Non gli ho ancora rimesso la copertina che ha per immagine una sua statua. Magari non gliela rimetto: odiava le statue che non lo rappresentassero come uomo ma come una copia di tutti gli altri imperatori. Eppure credo che anche volendo,Adriano non potrebbe mai essere simile ai suoi predecessori o successori.Per un miracolo della scrittura, Marguerite Yourcenar ha preso quella statua e l’ha messa in movimento,rendendola viva di dubbi e riflessioni e frustrazioni. Ci ha messo davanti la figura di un imperatore che è il primo a essere consapevole di non essere un dio immortale,ma un uomo che si arrabbia,che odia,che si annoia per i mos maiorum,persino, che decide con lucidità chi guiderà Roma dopo la sua morte. E che guarda i suoi amici più cari stringersi attorno a lui,compiangerlo a e amarlo. Fino all’ultimo istante,Adriano sarà stato amato da amore umano.

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7 thoughts on “Memorie di Adriano.

  1. ho trovato per caso il tuo blog perchè cercavo un passo delle memorie e ti ringrazio di avere scritto questo post; dici una cosa importantissima. Yourcenar ha fatto una cosa sublime regalando ad Adriano ed alla sua saggezza infinitamente umana, anche una visione sul futuro che rende questo libro unico: unico per tanti motivi ma anche perchè ci mostra una cosa che abbiamo completamente dimenticato: che il potere può essere nobile. Ciao.
    PS: ti segnalo che a Bologna, martedì 19, c’è una lettura fatta da una compagnia di gente bravissima: Archiviozeta

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  2. Recensione emozionante e partecipata di uno dei romanzi più profondi e affascinanti del secolo scorso, un testo che cattura come pochi, scatenando un fiume di pensieri sulla bellezza, sulla caducità della vita, sui più alti valori dell’essere umano. L’ho con piacere ripreso alla fine dell’anno scorso, rivitalizzando e caricando di nuovi significati la prima lettura, risalente ai tempi del liceo. Adesso questo testo sta diventando il fulcro di un mio progetto didattico, spero che in futuro qualche studente possa apprezzarlo anche solo la metà di quanto l’ho apprezzato io.
    Complimenti per il blog, al quale sono giunta ora per caso e con immenso piacere! Un saluto. Cristina

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    1. In un passo che mi è molto piaciuto, Adriano dice:”la vita mi ha chiarito i libri”. E credo sia il motivo per cui un classico di questo genere vada letto in diverse età: da studenti si legge in un modo, da adulti in un’altra. Per ora io ho potuto apprezzarlo da studentessa universitaria e sono certa che a una seconda e più matura rilettura lo apprezzerei ancora!
      In bocca al lupo per il progetto, già per avere un tale oggetto di studio, funzionerà alla grande!

      Grazie mille per essere passata!

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