Uno,nessuno e centomila

Da qualche giorno, Vitangelo Moscarda è rinato libro. E’ piccino, poco più di 100 pagine, e ha il naso che pende un po’ a destra. Va di libreria in libreria a chiedere se agli altri sia piaciuto o meno. Ha bussato alla mia porta, si è stiracchiato sul comodino e ha aspettato con pazienza che gli dicessi: “sei geniale”. Di tanto in tanto lo sentivo lamentarsi del fatto che gli imbrattavo il viso sottolineando qualsiasi cosa dicesse e che non trovavo pace perché tornavo alle pagine iniziali e poi andavo più avanti e poi di nuovo più indietro sballottandolo nelle borse, all’università, in treno. Io gliel’ho detto che era colpa sua se dovevo sempre rileggere ciò che sottolineavo: quando qualcuno ti dice che “Quando uno vive, vive e non si vede. Conoscersi è morire.non è che puoi far finta di niente e correre al capitolo successivo. Soprattutto perché quel Moscarda ha una filosofia più intricata del bosco della Bella addormentata, e tu non riesci ad accettare subito che uno stupido naso ti faccia crollare un mondo. Come minimo, inizi a notare quanto tu sia per gli altri qualcosa che per te non sei. Nulla è più falso del “ti conosco”. Anzi, e qui sta l’inghippo di Moscarda, nulla è di più vero del “ti conosco…dal mio punto di vista”. Prendiamo,bho,un professore: ecco. Lui sta lì a spiegare e io lo vedo come un deficiente che fa battute stupide. Le figlie lo vedono come un eroe che le va a prendere a scuola tutti i giorni puntualissimo;la moglie come un testardo che non mette mai nella cesta dei panni sporchi i calzini. Lui,come un frustrato che si annoia ad accompagnare le bambine a scuola ma che almeno tutti gli studenti ridono alle sue battute. Chi ha ragione? Tutti. Chi ha torto?Tutti. Perché:”non è più vera la mia realtà che la vostra e durano un momento la vostra come la mia”. E’ stato a quel punto, quando il naso cominciavo a storcerlo io, che Pirandello gli ha suggerito di prendermi per mano per farmi ripercorrere con lui la sua storia. Mi ha portato a casa sua e s’è messo davanti allo specchio mentre la moglie era da un’amica. Lo vedevo agitarsi, fermarsi e guardare il suo riflesso. Lui sì, sentiva suoi quegli occhi, quelle mani, ma bastava che distogliesse lo sguardo da quell’uomo coi capelli rossicci per sentire di non essere lui, ma di essere Moscarda visto da me. Non riuscivo a pronunciar parola. Avrei voluto dirgli che si sbagliava e lui mi avrebbe urlato che cercavo di imporgli la mia realtà. Tacevo, perché il suo ragionamento non faceva una piega.

Mai aveva notato che il suo naso fosse storto, mai aveva notato che avesse il codiniccio dietro la nuca.Soprattutto,che il suo naso fosse storto o decente,erano entrambe affermazioni vere. “Inseguendo quell’estraneo che era in sé e che gli sfuggiva”,il povero Moscarda, proprio non riusciva a vedersi intero. E come poteva, se ognuno lo vedeva a modo proprio? Se era centomila Moscarda e dunque nessuno di loro? Se persino la moglie lo chiamava Gengè, prova schiacciante che fuori di lui esistesse qualcun altro che non era  ciò che lui era per sé? Giuro di averlo visto impazzire. Ero lì, tra la folla anch’io quando decise di scrollarsi di dosso l’immagine di usuraio donando una casa a Marco Di dio. Giuro che l’ho visto rovinarsi con le sue mani mentre cercava di capire chi fosse. L’ho visto fallire. In tutto il mondo solo. Solo per se stesso. E sentiva il peso di questa eterna solitudine.

Era anche venuto a conoscenza di un suo lontano parente, tale Mattia Pascal. Gli avevo suggerito di  fare come lui: distruggere se stesso, diventare un altro, distruggere l’altro e essere ciò che non era più. Mi ha guardato come se stessi folleggiando (io!) . Moscarda non poteva accettare una condizione simile, non poteva essere intrappolato in una qualche forma, sia pure in una forma che non era più. Non poteva essere il Fu Vitangelo Moscarda. Sarebbe stato in ogni caso uno nessuno e centomila Fu vitangelo moscarda. Ha deposto le armi anche con me. Perché raccontarmi la sua realtà, quando l’avrei vista con occhi diversi?

Però mi è stato ad ascoltare, in parte. Ha distrutto se stesso.

Ma mi ha sussurrato che la vita non conclude. Che oggi è libro, domani vento, dopodomani albero. In un lampo si è smaterializzato e io non ho avuto il tempo di finire questo post e fargli leggere che sto scrivendo di lui, così si sarebbe visto vivere, attraverso i miei occhi.

Guardo distrattamente fuori dalla finestra e vedo una nuvola che prima non c’era. Ha un batuffolo che pende a destra. Avrei giurato che rideva.

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One thought on “Uno,nessuno e centomila

  1. Il mio libro preferito in assoluto, la traduzione del mio modo di guardare alla realtà e di interrogarmi a proposito di essa: se Moscarda, Mattia Pascal – ops Adriano Meis – ops Il fu Mattia Pascal – e tanti altri dei suoi personaggi sono folli per i cosiddetti “normali” (ma sappiamo che in Pirandello i ruoli si invertono sempre), io li ho sempre sentiti parte di me… ecco perché anch’io sottolineo i libri di questo autore come se non ci fosse un domani.

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