Io in persona.

Il fatto che persona in latino voglia dire maschera è la prova che ogni cosa abbia un fondo di verità. Un fondo, appunto, non una superficie. Come se da millenni, dalla frantumazione del latino, da Amleto a Pirandello, si sia accettato come la cosa più sciocca del mondo, che persona(dal lat. Per- sonare – una maschera che lasciava scoperta solo la bocca attraverso cui passasse il suono,appunto) voglia dire maschera. E certo, oggi sul vocabolario non si trova questo significato, ma come ho detto, la verità è sempre sul fondo, alla radice. La coincidenza tra ciò che siamo e ciò che sembriamo diventa ai miei occhi insindacabile. Pirandello diceva che al di sotto della maschera, data dalle forme in cui siamo intrappolati, scorre la nostra vera essenza, il nostro flusso vitale. Oggi mi viene da pensare che il flusso vitale sia esattamente la maschera. La persona è la maschera che indossa. Come se recitassimo su un palcoscenico che non cala il sipario, ma che ci fa pensare, ci fa agire, come se stessimo recitando. Mi spiego meglio: voi, proprio voi che state leggendo, immaginate in questo momento di essere attori. State recitando la parte della moglie modello che compra il detersivocherimuovelemacchieanchelepiùdifficili, che va a prendere i bambini a scuola e che “com’è andata a scuola?”. La recitate per anni. Ma anni e anni. Il lavoro vi assorbe, il detersivo funziona, vostro marito ha perso il lavoro ma “amore supereremo anche questa”, a scuola tutto bene. Ora provate a togliervi la maschera. Dopo anni. Uh, annaspate, siete libere, faceva un caldo lì sotto. Ma chi siete? Vi guardate allo specchio. Mh, carino il taglio di capelli, piace a mio marito. Peccato che ha perso il lavoro. Peccato un corno. Si è fatto licenziare come il migliore degli imbecilli. Cos’hai detto amore? “Ho detto i calzini blu, lavo anche quelli?” nono. Supereremo anche questo.

Ecco. Quanto può essere difficile riuscire a stare da soli con i propri pensieri quando per anni avete indossato una maschera? Quando il sipario non chiude mai, neanche di notte, quanto ci si può ricordare che la maschera è sul comodino e non sul volto?
Ci adattiamo al mondo come il cioccolato negli stampini e ben solidificati, bam, diventiamo cioccolatini a forma di cuoricini e fiorellini. Molto carini sì, ma nessuno ci ha chiesto se volevamo essere messi lì dentro. Ci adattiamo, ci arrendiamo, lasciamo il sipario aperto: che ci vedano pure mentre ci facciamo la doccia, tanto può darsi che l’acqua sia finta e i capelli una parrucca. Viviamo in scena, abbracciamo ai funerali perché è giusto che sia così, ci annoiamo per il maltempo perché è scritto sul copione, ci indigniamo alla notizia di un tradimento perché sarebbe uno scandalo il contrario e mammamia io l’avrei ammazzato

Una pubblicità un tempo diceva “quando pensi qualcosa, sei sicuro che sia una tua idea?”. Già il fatto che lo divulghi una pubblicità fa parte di un meccanismo totalmente astruso e inquietante che mai capirò a fondo. Anche ora che vi scrivo, ho il laptop sulle mie ginocchia e sono seduta a terra con le gambe incrociate. Ricordo di averlo visto in qualche film .
Scherzo, vi sto scrivendo di persona.

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3 thoughts on “Io in persona.

  1. Articolo molto interessante, spesso, indossando una delle mie maschere, m’interrogo su questioni simili. Ad esempio, perché mai mi ostino a tenere la foto della stanza di Van Gogh come avatar? Grosse questioni. 😀
    Scherzi a parte, complimenti per gli spunti che offri con l’articolo.

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