Doppio Sogno

Se siete di quelli che leggono prima di andare a dormire,preparatevi a notti insonni nel leggere “Doppio Sogno”. Se siete di quelli che leggono al mattino, per strada,in metropolitana, preparatevi a volervi liberare di una vocina che vi sussurra ciò che non vorreste sentire, che vi fa guardare dentro voi stessi e desiderare di rinnegare ciò che state vedendo.

Il romanzo è stato scritto nel 1925, il che vuol dire che l’autore conosceva già Freud e lui sui sogni c’aveva scritto un libro, l’inconscio era già stato sviscerato da Zeno e la sua coscienza, e il doppio c’era stato proprio in quell’anno con Pirandello e i suoi centomila. Insomma è innegabile che Schnitzler quell’aria del “cosa è reale?” la respirasse  a pieni polmoniBisogna dire però che secoli prima anche l’imperatore Nerone era stato estremamente convinto che non ci fossero anime pure, non sporcate di pensieri torbidi, ma che tutti lo nascondessero con grande furbizia (calliditas,per la precisione).Arthur Schnitzler trasforma questa idea in romanzo: ci propone una famiglia del tutto normale. Chi non riesce ad immaginare una coppia di sposi, lui medico, lei che dorme con le braccia dietro la testa, una figlia?!E chi non riesce a immaginare che basta poco,un ballo ad esempio, per scuoterti qualcosa dentro, per farti pensare alle tue più singole sciocchezze,vere o sognate, e rileggerle in un’altra chiave.

Leggendo “Doppio sogno”,non ci sarà mai dato di sapere quale sia il sogno e quale la realtà. Non storcete il naso dicendo “ma come, Albertine sogna che…” perché nessuno può dire che Albertine stia sognando mentre racconta e stia vivendo mentre sogna. Dopotutto, la genialità è nel titolo: se Schnitzler avesse voluto farci leggere il suo romanzo in direzione univoca “persone reali che raccontano un sogno” avrebbe potuto chiamare il libro “doppia realtà” doppia vita” “tra sogno e realtà”. La realtà invece non traspare mai. Gli eventi che si susseguono hanno un tale contorno evanescente che il lettore in continuazione, alla ricerca del significato del titolo dirà tra sè “forse questo eventi non è chiaro perché Fridolin sta sognando”,anche quando l’evento dovrebbe essere reale (se lo si legge, appunto,univocamente).  Chiamarlo “doppio sogno”, invece, consente di leggerlo al rovescio e considerare gli eventi reali immaginari o viceversa o considerare tutto oniricamente. Del resto,è lampante quante volte Fridolin si ritrovi di fronte al doppio: due persone, due porte, due strade…in un continuo vortice senza scampo.

Ma il sogno non è solo la sede dell’evanescente e dell’assurdo, ma anche di ciò che viene ascritto come tale e che potrebbe essere assolutamente reale se delle manette mentali (per dirla alla Blake) non reprimessero tutte quelle pulsazioni che vanno ad accumularsi nell’inconscio.I nostri protagonisti prendono sul serio il sogno di Albertine, (nel quale lei ride e lo tradisce mentre suo marito viene flagellato),ogni evento minimo fatto o magari sognato in passato, proprio perché nel profondo sono coscienti che il sogno altro non potrebbe essere che una realtà, mascherata sì, ma pur sempre esistente. E pur sempre capace di farti riflettere su ciò che desideri o neghi di desiderare e farti sentire improvvisamente scissa, doppia, vivere due vite, una reale, una magari immaginaria ma sentirti estremamente viva e cosciente in entrambe.

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