Wishes.

Se togliessimo vestiti e firme ad una buona parte delle persone d’oggi, di loro non rimarrebbe nulla. Non ci sarebbe una mente intelligente sotto quel cappello Gucci, non ci sarebbero mani capaci di impugnare una penna, perché negli ultimi trent’anni la loro unica fatica è stata soltanto quella di afferrare una borsa Chanel. Non rimarrebbe loro neanche quel minimo di intelligenza per rendersi conto della loro ignoranza,quello cioè che io chiamo “buonsenso di tacere” e che pare sia andato a finire calpestato da qualche suola Hogan. Perché se c’è una cosa che odio nel profondo è il non ammettere i propri limiti, il non rendersi conto che non ci si può sentire importanti, intelligenti, moralmente corretti solo perché si ha un posto di lavoro raggiunto chissàcome (o meglio, si sa bene come) ma non si è neanche capaci di formulare in italiano una frase che abbia soggetto predicato e complemento senza incorrere in qualche figuraccia epocale. Purtroppo, nella mia breve esperienza di vita, mi è capitato più volte di imbattermi in persone con le quali, alle loro esorbitanti ostentazioni ho dovuto tacere e sorridere mentre nella mia mente si formavano i seguenti dialoghi: “allora ti candidi!Che linea politica segui?” “allooora…jogging due volte a settimane e pilates il venerdì” “vado a berlino a vedere la partitona” “ma in che lato sta?Est o ovest?” “no io sto in tribuna”. A parte che,sebbene immaginati, non mi risulta difficile crederli come veri, la tristezza di questi dialoghi sta nel fatto che le suddette persone in politica si candideranno e che a Berlino ci andranno,senza capirci nulla, senza saper fare nulla e togliendo le possibilità a chi nel frattempo alla luce di un lumino sotto il letto sta studiando Marx e Lenin.
I miei genitori, ogni volta che ho fatto queste osservazioni mi hanno sempre detto di pensare a me stessa, perché la cultura nessuno potrà mai togliermela e che una delle cose più preziose a fine giornata è poter dormire tranquilli con la consapevolezza che ciò che hai fatto te lo sei guadagnato e ciò che sai lo sai davvero e non hai bisogno di dimostrarlo con false ostentazioni. Ebbene, sono d’accordo. Ma quante persone sono davvero consapevoli di non valere una cippa e che spogliati dei loro abiti e lavati dei loro trucchi,della loro vanagloria, la differenza tra loro e un bracciante è che quest’ultimo sia molto meglio di loro? E’ una cosa che mi rode dentro, perché è INGIUSTO, semplicemente INGIUSTO che il mondo debba andare così e che se ai tempi dei filosofi stoici, le ricchezze erano disprezzate,ora chi le possiede non è poi tanto triste e infelice.
Ricordo che una volta vidi un senzatetto che sdraiato a terra dormiva con un libro accanto. Mi pianse il cuore al pensare che quel ragazzo aveva capito tutto della vita, forse molto più di coloro che passando non gli facevano l’elemosina. Ma chi se ne frega della sua ricchezza interiore? Intanto lui è lì, affamato e sulla strada e il suo destino è gestito da persone che magari non hanno letto manco Topolino,neanche in bagno.

Io non mi reputo una persona ricca, ma so di essere comunque una privilegiata alla quale non è mai mancata nessuna possibilità di studio o di svago e che messa di fronte alle scelte delle strade facili o difficili ha sempre preferito le difficili, per dimostrare a se stessa di essere in grado di farcela da sola. Sono giovane, si può dire che non possa pretendere nulla da una vita che finora mi ha dato tutto. Ma non posso fare a meno di esigere delle certezze che vedo talvolta crollare. Vorrei essere certa che finiti i miei studi non sia solo la cultura a rimanere, ma la voglia di mettermi in gioco e raggiungere i miei scopi senza temere che un ignorante sia lì a soffiarmi i sogni. Perché io ho studiato, perché ho passato anni a correre: per un treno, per un posto a sedere in aula, per un esame. Vorrei essere certa che tutti i nodi vengano davvero al pettine, che gli ingiusti la paghino a dovere, non con qualche compromesso qui e lì e via. Perché ormai sembra che tutti siano abituati ad un certo andazzo, ad uno “tanto è così che va”. Col cavolo che va così. Ognuno di noi ha il diritto di avere ciò che gli spetta. E ognuno di loro ha diritto a pagare per ciò che ha avuto e non gli è mai spettato.

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