La parte che non parte.

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Alle partenze probabilmente non mi abituerò mai. Ai saluti prima delle partenze sicuramente non mi abituerò mai.Perché se Ungaretti diceva che la meta è partire, a me vien voglia di dire che partire ti lascia a metà. Una parte di te se ne va con la persona che saluterai all’aeroporto, che annuserai mentre abbracci cercando di imprimerti l’odore in testa, di cui ne sentirai la guancia inumidita da qualche lacrima. L’altra parte resta a terra, non prende nessun aereo, disfa le lenzuola preparate qualche giorno prima,scrive. Controlla l’agenda e si convince che le settimane riempiranno quella mancanza e che non ha poi tanto tempo per pensare. L’altra parte è a terra.

Lasciamo sempre a chi parte qualcosa di noi e prendiamo sempre da chi parte qualcosa di suo: un’esperienza, un sorriso, un tocco di mani. Ci imbeviamo dell’altro perché sappiamo che ogni istante ci avvicina all’arrivederci o all’addio.

Forse si dovrebbe davvero vivere così. Assaporare ogni istante che ci viene offerto dall’altro, non perdere il momento,non perdere tempo.Con paranoie,lunghe e sofisticate riflessioni,contraddizioni, Perché prima di aver finito di perdere tempo, abbiamo finito per perdere noi stessi.

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