Cara D,

probabilmente non leggerai mai queste parole perché mai cercherai su Internet notizie che possano riguardarti, eppure sento in qualche modo il bisogno di scriverti lo stesso. In questi giorni tutto il mondo è sospeso di fronte alle notizie delle Grecia. Si cerca di capire se esca o meno dall’unione europea, chi starà alle austerità, chi no. Io invece, non faccio altro che cercare notizie su di te, sulla “ragazzina violentata a Roma”. Mi fa male dover scrivere questa formula infelice ma purtroppo è così che la tua vicenda è stata sintetizzata e mi  sto adeguando alle testate giornalistiche. Ho letto che sono state ascoltate le tue dichiarazioni e quelle delle tue amiche e probabilmente chissà quante altre volte ti faranno le stesse domande per verificare le coincidenze delle versioni dei fatti. A me, viene solo da chiederti “come stai?”. Perché se io sto male al solo pensiero che a una donna sia fatta una cosa simile, quanto male può fare a te che lo hai vissuto? Se solo al pensiero che una cosa simile mi possa accadere ho paura ad addormentarmi, tu, come farai a dormire senza riascoltare le tue grida, senza pensare al tuo corpo ferito? Come farai a distenderti senza vedere nel buio una figura che ti opprime? E nonostante tutto,nonostante i mille  pensieri che possa escogitare, non posso avvicinarmi minimamente a ciò che hai provato . C’è chi ora ci specula, ognuno dice la sua. “cosa farei a lui, dove stavano le forze dell’ordine, com’è possibile una cosa del genere”. Io, più che alle conseguenze che questa vicenda avrà su di lui, penso a quelle che avrà su di te. Vorrei sederti accanto come una sorella e ascoltare le tue paure, dirti che lo so che ora non riuscirai più a fidarti di nessuno, che ti sarà difficile spogliarti di fronte a un uomo per farci davvero l’amore, perché hai scoperto troppo presto che il corpo può essere fonte di piacere ma anche di tortura. Ma vorrei abbracciarti per farti sapere che le braccia possono stringere senza far male e le mani possono portarti al sicuro e non solo verso il baratro. Vorrei esserti utile in qualche modo perchè mi sento tremendamente impotente.
Si dice che Dio dia i fardelli più grandi a chi sia in grado di sopportarli e mi piace pensare che sia così, che tu sia di una forza tale da sopportare un peso simile. Perché non voglio essere ipocrita e minimizzare il tutto, non voglio dirti che passerà e che devi rialzarti mentre dentro di te crolli ogni momento. Quello che ti è successo è disumano e se ci fosse qualcosa peggiore della morte, è quello che augurerei al tuo aguzzino. E se ci fosse qualcosa per poterti alleviare è quello che donerei a te. Direi che forse potrei donarti forza, ma sei già stata forte abbastanza da sporgere denuncia, da essere lucida fino alla fine e fingerti consenziente e incastrarlo. Ci sono donne col doppio dei tuoi anni che non hanno un coraggio simile, c’è chi subisce violenza tutti i giorni e china il capo. Tu hai detto di no a questo. E’ per questo che ti ho chiamato “D” perché sei una vera donna e perché rappresenti la voce di tante donne che ogni giorno combattono la loro battaglia, chi ancora in silenzio, chi ad alta voce, come te. E allora, se già finora hai dimostrato una tale forza, ciò che ti auguro è l’amore, quello vero, quello che ti fa sentire al caldo, al sicuro. Ti auguro l’amore che ogni donna meriterebbe d’incontrare, quello che fa rompere la tua voce in mille sorrisi e non in grida disperate, che ti fa addormentare con dolcezza e risvegliare col desiderio di vivere il più a lungo e possibile. Quello che ti fa desiderare di spogliarti ma anche di vestirti, di baci e carezze,entrambe terribilmente tenere. E ti auguro una rivincita, contro di lui e per te stessa. Una rivincita che ti porti a camminare a testa alta, perché te lo meriti. E quando saprò dai giornali che l’hai ottenuta, sappi che anche allora, da qualche parte in Italia, una sconosciuta sorriderà con te.

Ti abbraccio.

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