La letteratura come esperienza di vita.

Sono giorni che tra le bozze di questo blog dondola nascosto questo articolo. Avevo deciso di cimentarmi anch’io nell’esame di maturità duemilaquindici,nella traccia “la letteratura come esperienza di vita”, ma ora che lo stavo rileggendo, zac, ho cancellato tutto quello che avevo scritto. Non ero soddisfatta perché ci sono state persone prima di me che lo hanno detto con poche parole e in maniera così compiuta che le mie parole mi sembrano superflue. E’ per questo che posso dire cosa sia per me la letteratura soltanto utilizzando una citazione di qualcun altro, di Pessoa, per esempio, che diceva: “la letteratura è la prova che la vita non basta.” Penso a Madame Bovary che leggeva i romanzi di Walter Scott e si innamorava di cavalieri, di Araldi, di mondi che non avrebbe potuto trovare se non nei libri. E di realtà che non avrebbero potuto soddisfarla e allo stesso tempo frustrarla se non avesse letto. Penso alla “Lettrice di romanzi” di Van Gogh, colta di sorpresa, in solitudine ma forse neanche troppo perché ha un mondo tra le mani a tenerla compagnia. E penso a me, che ho bisogno di entrare nei libri quando la vita mi sembra oscura e ho bisogno di chiarirmi le idee. Perché ogni volta che leggo, per un miracolo che solo la letteratura sa compiere, ritrovo qualcosa di me, o una parte intera di me. Ritrovo dei miei pensieri che magari nella mia mente sono rimasti assopiti da qualche parte ma che un autore è in grado di prendere, di organizzare, di mettere su carta. Se da anni e anni la scienza continua a fare progressi e scoprire cose nuove, la letteratura ha fissato con un tocco di inchiostro figure secolari, che valevano nel seicento e valgono oggi. Possiamo senza dubbio definire una persona “azzeccagarbugli”,senza aggiungere altro e già sottintendendo che è un signore schiavo di signori, possiamo chiamare un evento usando come aggettivo “kafkiano” per dire che si tratta di un qualcosa di assurdo, ma di quell’assurdo che solo Kafka ha saputo esprimerci.
La letteratura è proprio quell’aggettivo che va a definire la nostra vita, quell’aggettivo che dà nome ai nostri sentimenti. Se possiamo parlare di amore, di angoscia, di disperazione, di gioia è perché qualcuno prima di noi ha saputo definirli tali. Non sapremmo dire cosa proviamo se i libri, come una mamma che insegna le parole a un bambino che balbetta, non ce le avessero mostrate. E’ per questo che leggiamo: perché qualcuno, secoli fa ha saputo definirci e noi, in una continua ricerca di noi stessi, leggiamo per conoscere,per conoscerci. Usiamo espressioni che persone prima di noi hanno inventato e di cui abbiamo bisogno perché non sapremmo esprimerci altrimenti. Le facciamo nostre e diventano nostre, parte di noi stessi. Molte volte non ricordiamo se quella determinata frase era già nostra o è diventata nostra dopo averla vista su carta. Anche adesso ho bisogno, per spiegarmi, di una citazione di un film, L’attimo fuggente: “noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.” Ancor di più, la letteratura ci fa vivere altre mille vite e ci permette di vivere la nostra. Quando al quinto anno di liceo mi dissero che avrei fatto un errore enorme a iscrivermi a lettere perchè non-avrei-trovato-lavoro,pensavo “intanto però coloro che me lo dicono sono le stesse persone che a lettere si sono iscritte”. Ebbene, sono passati tre anni e anche se nel mondo del lavoro non ci sono ancora, so da sempre che non riuscirei mai a pentirmi della scelta fatta. Ciò che leggo e ciò che studio sono diventate parte di me in una maniera deliziosa. E se tornassi indietro io sceglierei sempre lettere, sceglierei sempre la vita. La letteratura ha una tale influenza sulle mie decisioni che sono arrivata al punto che quando devo scegliere un libro, lo faccio con estrema accuratezza. Sto aspettando il momento per leggere Proust, ad esempio, perché so che non potrei essere più la stessa dopo aver letto la Richerche. Non ho mai letto Bukowski perché non sono pronta a essere messa di fronte a realtà nude e crude, non sono pronta a sentire un cinico che mi bisbiglia che l’amore è una forma di pregiudizio. No, non sono paranoica: Paolo e Francesca lo dicono ben chiaro che galeotto fu il libro, che per mezzo di quella lettura non leggeranno “avante”. E se non credo a Dante a chi credo? Come un artista con la sua statua, la letteratura forgia la nostra personalità. Senza di essa saremmo probabilmente informi, materia grezza e irriconoscibile.
Chi legge invece, si riconosce subito. Ha lo sguardo sognante, di chi è appena uscito da un mondo ed è pronto per rientrarci. Ha gli occhi limpidi, ma che nascondono sul fondo una malinconia, un’insoddisfazione che solo i libri possono togliere, perché la vita non basta.

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5 thoughts on “La letteratura come esperienza di vita.

  1. La passione per la letteratura, hai detto bene, è un segno di amore per la bellezza: nelle grande opere del passato, ma anche in quelle che stanno scrivendo gli autori di oggi e un giorno resteranno classici (sì, qualcuno di loro lo diventerà) sono come incise le tracce dell’umanità e nelle pagine avvertiamo spesso una risonanza, come se fossero state scritte per noi. L’incontro letterario è un’esperienza “mistica”, ed è per questo che chi si è iscritto a Lettere con la stessa passione con cui sembri averlo fatto tu e con cui l’ho scelto io stessa non avvertirà mai la zavorra di tale decisione, anche se non sempre è facile fare della letteratura, oltre che un’esperienza di vita, un lavoro. Se avessi dovuto fare quel tema da studentessa lo avrei scritto con aspettative ed emozioni forse ancora acerbe e comunque sincere: oggi lo farei con consapevolezza e orgoglio.
    Grazie per aver condiviso questo spunto di riflessione. Cristina

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