Non saprei.

Lo scrosciare dell’acqua sulle mie mani è tutto ciò che ho bisogno di sentire stanotte. Le insapono e lavo via le ultime tracce di smog di questa città sempre troppo annerita da poter essere respirabile. Congiungo le mani e le porto al viso,bagnandolo. Ora i miei occhi lacrimano di nero. Afferro in tempo un dischetto struccante e sotto tocchi leggeri la maschera inizia a cadere. Rivedo i miei lineamenti, le mie occhiaie che mi cerchiano gli occhi, le piccole,invisibili rughe agli angoli degli occhi. Rivedo finalmente me stessa dopo una serata passata ad essere altro. Non che lo voglia davvero, ma quando si è con gli altri è inevitabile non essere se stessi. Persino le considerazioni sul tempo-che-finalmente-si-è-rinfrescato non sono davvero dette per interesse, ma solo per riempire lo spazio di un silenzio angosciante.

Ho passato la serata ad osservare il mondo intorno a me, e ne sono rimasta delusa.

Ho visto un continuo tentativo di costruirsi una personalità,una di spicco, che tristemente non è riuscita ad andare oltre quella classica dell’italiano medio. Ho visto consigliare film da vedere senza averli visti, improvvisarsi interessati, acculturati, fingendo di avere qualcosa da dire, qualcosa di importante. Qualcosa degno di essere ascoltato. Ho visto labbra deformarsi al meglio in sorrisi e polmoni sforzarsi al massimo per rendere la risata più efficace,più forte, almeno forte quanto il drink che si è scelto di bere,anche quello fa parte dello spettacolo. Ho sentito parlare di libri e subito ho visto un viso arrossarsi,spremersi,trattenere il fiato per gettar fuori dalla memoria qualche titolo nascosto sentito chissà quando e asserire:-ho proprio intenzione di leggere quello..quello…mi sfugge il titolo- . Ho ascoltato conversazioni sulla Grecia e sulla Germania: una gara di luoghi comuni,messi in fila lì, pronti a essere vomitati, ripresi, ruminati. Un blablablabla nauseante, angosciante,coperto da una musica sulla quale qualcuno ha tentato di ballare.
A casa mi sono richiusa la porta alle spalle,come a voler lasciare il mondo fuori.

Mi sfilo i jeans in fretta,la maglia direttamente in lavatrice: sa di bar. Mi guardo allo specchio. La maschera è a terra, anzi, sul comodino, in quel dischetto struccante. E me stessa è allo specchio, fuori di me. La ritrovo in queste mani che sudano parole e inchiostro.

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