I promessi Sposi

Carissimi lettori,

nella mia penultima giornata siciliana, ho terminato “I promessi sposi”. Sono in un serio momento di desolazione, perché ormai da un mese che leggevo questo libro,mi sentivo come essere entrata a far parte di una grande famiglia. Ora,sono rimasta orfana. E se non fosse che nella mia lista ho infiniti libri da leggere, ci rientrerei con piacere in quella famiglia. O forse dovrei dire in quel mondo…che poi, a cosa mi servirebbe entrare in un mondo in cui vivo già? Perché quello descritto da Manzoni non è altro che quello sì del seicento,ma anche dell’ottocento e del duemila. E’ quello degli azzeccagarbugli,degli osti che guardano al loro interesse piccolo borghese, dei preti che sono tali solo per sentirsi protetti dai potenti, delle leggi inefficaci e di quelle che vanno a beccare proprio chi finisce in guai per qualche imbroglio. E’ il mondo sì della fede, ma di quella in tutte le sue sfaccettature. Da quella superficiale di Don Abbondio, a quella forzata di Gertrude fino a quella profonda di Lucia, Fra’ Cristofaro e il cardinale Borromeo.

Forse non molti sanno, o almeno io non lo sapevo fino a poco tempo fa, che I promessi sposi non finiscono col trentottesimo capitolo, ma con la cosiddetta Storia della colonna infame, un racconto che Manzoni decide di mettere in appendice al suo capolavoro. Sono qui narrati due processi a due presupposti untori. (Nel seicento, durante la peste si diffuse l’idea che circolassero degli uomini,chiamati untori,  che con degli strani impasti ungessero porte,edifici e qualsiasi altra cosa, per diffondere la peste). Sebbene le accuse siano infondate, i due vengono effettivamente condannati. A che pro mettere questa storia alla fine? Perché Manzoni non vuole farci dimenticare che la Storia non conclude, che Renzo e Lucia sono calati in una realtà continuamente instabile e che la momentanea tranquillità non li ripara dall’irrompere della Storia. Ancora, I promessi Sposi è il romanzo del dinamismo. Dopo solo otto capitoli i due promessi saranno costretti a separarsi e ritrovarsi solo alla fine nel lazzaretto,simbolicamente il regno dei morti. Renzo vivrà una vera e propria trasformazione: di pagina in pagina, di osteria in osteria, si tufferà nel flusso della storia e ne resterà imbrigliato fino a quando saprà egli stesso districarsene,confidando ovviamente molto più di prima nella Provvidenza. Lucia, nonostante sembri un personaggio statico poichè il suo percorso è tutto interiore, cambierà anche lei: imparerà ad avere una visione meno disincantata del mondo, perché “la condotta più cauta e innocente non basta” a tenersi al riparo dalla Storia. Intorno a questi due personaggi ce ne sono tantissimi altri in evoluzione: l’Innominato, la Monaca di Monza (personaggio folgorante) a suo modo. Ma ancora una volta Manzoni non vuole gettare una luce troppo positiva: i Don Abbondio non cambieranno mai.

A mio dire, è un romanzo geniale, completo. Non solo comprende un cast veramente eclettico di personaggi, ma ognuno di essi è compiuto in se stesso, è delineato in ogni singolo dettaglio. Si può facilmente immaginare la voce di Don Abbondio, l’irruenza di Renzo, gli occhi sempre bassi di Lucia e quelli di Fra Cristofaro “come due cavalli bizzarri condotti a mano da un cocchiere,col quale sanno per esperienza che non si può vincerla,pure fanno,di tempo in tempo qualche sgambetto,che scontan subito con una buona tirata di morso.”  Ancora, è un miscuglio di linguaggi, un vero e proprio pastiche,perfetto in tutte le sue imperfezioni, perché si sa che nessun personaggio parla linearmente e dunque sono necessarie le frasi sgrammaticate, i ripensamenti,le pause, gli errori. Quegli errori che solo la mano di Manzoni ha saputo perfettamente incastonare nel giusto contesto. E che rendono il romanzo ancora più piacevole e vivo.

 

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10 thoughts on “I promessi Sposi

  1. Ciao. Primo, complimenti per esserti cimentata nella lettura del classico tra i classici, quando tutto il mondo sbava per Christian Grey e per la sua sgallettata schiavetta. Ammiro molto la tua recensione che credo non abbia nulla da invidiare a quelle che ciascuno di noi ha dovuto studiare a scuola o leggere in fonti letterarie di un certo rilievo. Secondo, sono d’accordo con la tua chiave di lettura. In fondo è cambiato tutto per non cambiare nulla. Quella di Manzoni è una storia che potrebbe non avere tempo, se non fosse cronologicamente così ben inquadrata. Di prepotenti, vigliacchi e vittime, oggi il mondo è pieno. Che può sembrare un bel luogo comune Se non fosse che rispetto a quelle descritte da Manzoni, le tecniche di sopraffazione oggi si siano fatte estremamente sofisticate. Infine, ho apprezzato molto la tua analisi sui personaggi e sulle loro capacità espressive. Perché a pensarci bene, Manzoni ha dipinto lo spaccato di un’Italia che nella realtà non vuole dialogare in modo chiaro e compiuto. Eccellente lavoro. Grazie infinite, Piero

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  2. Ciao! Purtroppo è un mio limite riuscire a leggere soltanto classici e non romanzi moderni, ma non mi dispiace se leggere “moderni” vuol dire leggere di Christian Grey.
    Ammetto che I promessi sposi li ho studiati più volte e in tutte le salse, leggendo diversi saggi interessanti ,quindi la mia recensione è certamente influenzata dagli studi che ho fatto.Non saprei dirti cosa ho letto e cosa è davvero mio! Forse perché in ogni caso ho cercato di rendere mie quelle letture.
    Grazie davvero per questo tuo commento!
    ps. e indipendentemente dalle letture di oggi…I promessi sposi dovrebbero essere letti da tutti almeno una volta nella vita!

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  3. Bella recensione che hai fatto! Dopo averli studiati a scuola saltando capitoli e leggendo in fretta e furia, mi sono decisa a rileggerli tempo fa, e devo ammettere che non ero convinta, ma quando poi ho concluso l’ultimo capitolo, mi sono sentita come privata di quella storia, di Renzo e Lucia e delle loro peripezie… Riguardo a tutto ciò che hai detto, sono perfettamente d’accordo, e hai ragione quando dici che i promessi sposi sono attuali, purtroppo però a volte l’approccio non è facile, soprattutto se troppo “scolastico”, se mi spiego… 😉

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      1. Sì, credo che il linguaggio sia una difficoltà, ma a volte è anche il modo in cui viene proposta la lettura che non permette di apprezzarli del tutto… Ricordo dalla mia esperienza una lettura lentissima, che alla fine ti costringe a saltare capitoli interi… 🙂

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  4. Penso sempre che dovrei rileggerli. Non ne ho avuto il coraggio finora. Ci sono sempre tanti libri da leggere, classici e moderni, e per ragazzi e per adulti, e quelli che amo di più sono quelli del Sette-Ottocento inglese. Ma penso che prima o poi lo farò. Quando leggo una bella recensiona appassionata, sento ridursi un poco quel senso di costrizione oppressiva provato a scuola. Prima o poi si sgretolerà… 🙂

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