Polonia

In un sondaggio che vi ho proposto qualche tempo fa, chiedendovi di quali tra tre viaggi (New York, Polonia e Santorini) che avessi fatto avreste voluto saperne qualcosa in più, avete scelto per la Polonia. Ammetto che ne sono stata davvero felice: la Polonia è una terra che mi è rimasta nel cuore. Inizio subito col dire che ci sono arrivata tramite macchina: ebbene sì, ho attraversato tuuuutta la Germania e per una settimana, prenotando bed and breakfast di volta in volta, ho visitato pian pianino la Polonia. Prima tra tutte, Danzica. Molti di voi la conosceranno per il “corridoio di Danzica”, quello che Hitler voleva riprendersi, per intenderci, ed infatti è proprio nel suo porto che i tedeschi diedero inizio alla seconda guerra mondiale. Ma se non fosse per la piccola penisola di Wetersplatte (raggiungibile tramite vaporetto) si potrebbe pensare che Danzica non sia mai stata toccata dalla storia. Passeggiare per Danzica vuol dire passeggiare per schiere di casette nel classico stile nord- europeo: guglie, finestrelle quasi come disegnate, decorazioni sulle pareti delle case come tante carte da parato.

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Basta un traghetto per Wetersplatte per ricordarsi che questa città è stata bombardata, ma a questo punto la sua capacità di rinascita è ancora più apprezzabile, perché l’ambiente favolistico creatosi è quanto c’è di più lontano dalla realtà. Era agosto ed io ero in manica lunga, ma i polacchi sono un popolo estremamente caldo e disponibile, oltre che davvero belli. Mi ha molto sorpreso il rispetto e la cura che hanno verso la proprie strade: sentono davvero ogni viuzza come fosse il proprio giardino e non mancano di curarla nei minimi dettagli, complessivamente direi che hanno il culto del bello e non mi sorprende che il centro storico di Danzica sia patrimonio dell’UNESCO.

Varsavia, invece, è diversa da Danzica. Se lì si avverte di essere in un paesino favolistico, di Varsavia avverti immediatamente il senso di CITTA’, dopotutto, è una capitale. Ma è ancora una volta una capitale dove lo stile gotico e fiammingo si mescolano per essere perfettamente in armonia. Ho capito Chopin solo visitando Varsavia. Non è solo perchè in piazza Niccolo Copernico puoi liberamente premere un tasto sulla panchina e far risuonare una sinfonia di Chopin che senti una certa eleganza tutt’intorno, ma l’architettura perfettamente composta, l’ampio respiro delle strade, la calma che veste i palazzi ti fa sentire leggero, semplicemente leggero. Come se stessi passeggiando per una città dove da qualche parte principi e principesse stando danzando a ritmo di valzer e dame dagli ampi vestiti ridono timidamente coprendosi il volto col ventaglio. E nonostante tutto è moderna: ha una sua università, gelaterie (a proposito, i gelati sono altissimi…il mio infatti cadde interamente per terra), parchi per allontanarsi dalla routine quotidiana, uffici. Non riesco ad immaginare Varsavia come una città stressante, quella in cui c’è traffico e suoni di clackson, la immagino come la città in cui sarei capace di vivere una vita intera.

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Ancora un pochino più giù, sotto uno strato di aria limpido, vive Cracovia. A metà tra Danzica e Varsavia, di Cracovia ricordo poco perché ci sono stata di meno. Ma ricordo anche di qui l’eleganza, la pulizia e la DIGNITA’  che si respira. Non saprei davvero come spiegarlo, ma la Polonia è così: è attraversata da dignità. Sì, è una città povera ma è bella, semplicemente bella, vivibile, curata. Città ricche sono trascurate e maltrattate, la Polonia è come una donna che non ha bisogno di null’altro per essere bella se non di essere così com’è, senza far nulla se non prendersi cura di sé ogni giorno ma senza truccarsi, al naturale

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Da Cracovia ho visitato anche Cestokova in cui c’è la cosidetta Madonna nera (per i credenti è assolutamente da vedere), il piccolo paesino di papa Giovanni paolo II, Wodowicie e le saline di Wielicska. Sono davvero da non perdere: un’intera città di sale sotterranea! Scusate se non ho foto ma si scaricò la macchina fotografica!

In ultimo, non me ne sarei potuta andare dalla Polonia senza aver visitato il campo di concentramento di Auschwitz e Auschwitz-Birkenau. Non me la sento di pubblicare foto perché quel posto è la cosa più brutta che abbia mai visto. Con la visita di Auschwitz ho capito che nessun film potrà mai, dico mai, rendere ciò che è davvero stato. A distanza di anni e anni, in quelle baracche si respira ancora la morte, la crudeltà, la ferocia, la fame, quella vera, quella negativa, non quella che possiamo provare noi davanti a un piatto di pasta o che abbiamo provando a immaginare cosa mangeremo tra poco, ma quella che ti fa stramazzare a terra. Ho visto i forni crematori e ho capito che la realtà è davvero saputa andare oltre ogni immaginazione, ho visto la cella della punizione (un angolo di un metro quadro con un solo piccolo buco dal quale entrasse l’aria in cui cinque o sei persone erano costipate, in piedi e senza aria per giorni)e ho rabbrividito, ho visto montagne di capelli tagliati e ho pianto, non mi vergogno a dirlo.

Sono tornata in Italia con l’amaro in bocca, ma non me ne sono pentita. Auschwitz è una terribile macchia nera intorno a distese di verde ma è importante che ci sia.

E in ogni caso, la Polonia mi ha conquistata. Non è rinomata come luogo turistico e non capisco proprio perché. O forse è bella proprio in quanto non è un luogo turistico, in quanto  città che vive la sua storia in silenzio, come una pianta che “non fiorisce e reca con sé il profumo di quei fiori”, è bella perché è al margine, Se fosse stata una grande potenza europea, probabilmente non l’avrei amata così tanto.

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8 thoughts on “Polonia

  1. Splendide immagini, vorrei tanto visitarla anche io, ho sempre pensato che sia una terra bellissima… vorrei respirare quell’aria di cui hai parlato, quella di Auschwitz, ma non per egocentrismo o altro, ma penso che viverlo di persona sia una cosa totalmente diversa…

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