Napoli.

Da circa una settimana il web infuria contro Giletti e le sue poco carine considerazioni su Napoli (guarda il video). Pare infatti che durante la sua trasmissione domenicale abbia detto che Napoli è INDECOROSA in certi punti, abbandonata e con immondizia in tutti i vicoli. Diciamoci la verità: Giletti non ha detto nulla di nuovo: Napoli è abbandonata a sé stessa da anni e il problema dell’immondizia non è risolto come si cerca di far credere. Tuttavia la frase di Giletti avrebbe la mia comprensione se non considerassi il tono in cui l’ha detto, e il contesto, cioè di fronte a Salvini che non molti anni fa cantava “senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani”.

Insomma, da napoletana quale sono, anch’io mi sono sentita in qualche modo colpita e perché no, offesa.  Non perché Giletti abbia detto delle falsità, ma perché  abbia umiliato Napoli in tre secondi con una serie infinita di cliché di cui da classici napoletani abbiamo saputo riderci su e farne una parodia. Il fatto è che io sono la prima a vedere le contraddizioni di Napoli, ad odiarla quando vedo l’immondizia per strada, quando i motorini sfrecciano a destra, quando le metropolitane non funzionano, quando distruggiamo pian piano un immenso patrimonio artistico. Ma per qualche strano motivo, sento che solo e soltanto i napoletani possano essere in grado di parlare male di Napoli, perché soltanto noi possiamo davvero capirla a fondo, odiarla e amarla nonostante tutto. E’ come quando pretendiamo che gli altri non giudichino la nostra vita né le nostre azioni perché per farlo dovrebbero solo mettersi i nostri panni, indossare le stesse scarpe e vedere con i nostri occhi.

Ed io, attraverso i miei occhi, vedo solo una città piena di fascino, come una donna che ha un viso corrucciato e  soffre ma che nonostante tutto indossa ogni giorno il suo miglior sorriso. Ricordo che una volta in spiaggia un venditore ambulante napoletano camminava da ore sotto un caldissimo sole di Agosto e una signora gli chiese “Scusi, per caso avete le carte napoletane?” “No signò, teng gli accendini cines.” Mi ricordò la maschera di Pulcinella, del classico napoletano che campa alla giornata e che se la sa cavare in ogni caso con un sorriso, una battuta di spirito.
Quando ero piccola, Napoli mi spaventava: temevo i motorini, i vicoli stretti in cui le signore possono darsi la mano da un balcone all’altro,  temevo chi si avvicinasse troppo, perché magari poteva distrarmi e rubarmi qualcosa. Pian piano invece, ho imparato a camminare in quei vicoli che sembrano tante piccole rughe di quella donna affascinante dal viso corrucciato, ho imparato a non guardare sempre che non mi rubassero la borsa, ma ad alzare lo sguardo ai palazzi d’intorno, a sporgere il viso proprio nei vicoletti più bui, perché sono quelli che nascondono i più grandi tesori, le più belle opere d’arte. Il Cristo Velato, ad esempio, si nasconde in una via stretta e malandata, ma stare in quella cappella per qualche minuto è una delle esperienza più emozionanti di Napoli. Ho anche imparato ad ascoltare chi mi si avvicinasse, perché il più delle volte i napoletani hanno solo voglia di raccontarti la loro vita e di sapere la tua, di farti sorridere e darti un po’ del loro cuore, con un sorriso sdentato o una pizzicata di guance, di non farti sentire sola. E puoi essere sicura che sì, Napoli è abbandonata ma non ti abbandona mai. Ho imparato a non lamentarmi della pioggia, perché quando il Vesuvio è coperto dalle nuvole ha un nonsoché di romantico, e dopotutto, Napoli ha troppo sole dentro per poter sembrare buia con qualche schizzo di pioggia. Ho imparato a lamentarmi a più non posso quando le metro non arrivano, ma a guardarmi intorno perché anche se non funzionano, hanno sempre qualche pezzetto d’arte che non avevo notato. Ho imparato a non decidere dove andare a mangiare,perchè ovunque si va dirai di aver mangiato la pizza più buona del mondo.

E soprattutto, ho imparato a guardare alla sua storia, ad ascoltarla e comprenderla senza giudicarla, soltanto amandola. Perché ho scovato nella sua terra e ho trovato le mie radici, ho guardato il suo mare e ho ritrovato la mia stessa tempesta, e ho capito che a questa città così sporca, così contraddittoria, così INDECOROSA, così piena di luce quanto di ombre, in fondo le rassomiglio.

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9 thoughts on “Napoli.

  1. Da napoletana come te non posso che essere d’accordo con quanto hai scritto. Giletti non ha detto delle cose false, ma è appunto il modo in cui lo ha fatto che a me ha infastidito ed è troppo semplice per chi non vive in prima persona questi disagi criticare la nostra città tanto per sentito dire o per alcune immagini viste in tv. Anche io da piccola non avevo un bel rapporto con Napoli, ma ho imparato ad amarla col tempo e ho scoperto le mie radici e quest’estate ho avuto il piacere di fare da Cicerone a mia cugina, che vive al nord e non era mai stata qui, sentire i suoi commenti positivi mi hanno resa ancora più orgogliosa della mia città.

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  2. Mi sono imbattuto in Giletti in persona, tre o quattro giorni fa, lungo i corridoi del posto in cui lavoro. Non ci conosciamo, non mi sta simpatico, non ho neanche accennato un cenno di saluto come probabilmente gente come lui si aspetta anche dagli sconosciuti.
    Parlando invece di Napoli, posso dire che… ci sono stato ma non la conosco. Non è così lontana da Roma, ma queste due città mi danno l’idea di mondi molto diversi. Pur non conoscendo Napoli, conosco invece moltissimissimi napoletani, e di tutti mi ha colpito il rapporto con la loro città.
    Mi sembra sempre di percepire, nei napoletani, il rammarico di una grandezza che potrebbe esserci, per Napoli, ma che… probabilmente non ci sarà mai (più).
    Di enormi, uniche potenzialità che mai matureranno compiutamente… schiacciate da problematiche che maturano quasi sempre più in fretta.
    Napoli attraverso i suoi napoletani, una splendida, unica e autolesionistica personalità: è possibile che io mi sbagli del tutto, ma è questo che la gente di Napoli mi ha trasmesso sinora.
    Un saluto

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    1. Non ti sbagli! Anch’io ho questa sensazione: di una grande potenzialità che però non si trasformerà mai in atto. Non perché non ne sia capace, ma perché dovrebbe avere uno Stato alle spalle che la ami e la aiuti a crescere…e questa è l’ultima cosa che succederà mai.

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      1. Beh, con l’elezione di De Magistris sicuramente un piccolo passo avanti è stato fatto, almeno a mio avviso. Vedremo alle prossime comunali.
        Un saluto.
        Ps: ti avevo inviato un invito al mio Blog

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