Ricapitolando

Essendomi trovata di fronte alla scelta di spolverare la mia camera o il mio blog, ho chiaramente scelto, per pigrizia o per bisogno, la seconda opzione.
Sono qui da esattamente diciassette giorni, e posso dire che mi sembra poco e tanto allo stesso tempo. Poco perché ancora non ho realizzato che starò in Inghilterra per cinque mesi, che devo cucinare da sola, che devo fare degli esami, che non devo dimenticarmi di fare la spesa e neanche la lavatrice, sennò non mangio e non posso uscire di casa, che devo ancora imparare a distinguere i cinque pence dai dieci o i venti o non so quali. Dall’altro lato mi sembra di essere qui da almeno un paio di mesi: la mia piccola camera in legno e con moquette è già diventata “casa”, il piccolo tragitto verso l’università, che la prima sera mi sembrava così lungo, mi è ormai familiare, come le casette con intorno un basso steccato, o l’odore di libri nell’aula di seminario di Letteratura inglese, o il primo piano della biblioteca, in cui entro sempre con un balzo al cuore. Finora, la biblioteca è una delle cose più belle che abbia mai visto e se posso vi posterò qualche foto. Immaginate una struttura a cinque piani, con al piano terra una caffetteria (che magicamente si chiama “Caffè libro”!), e ogni piano libri, computer, aula studio. Il terzo piano, quello di letteratura, è in assoluto il mio preferito: oltre ad essere stra- colmo di libri, ha delle enormi poltrone sulle quali ognuno studia come se fosse nel proprio salottino (c’è chi si porta anche una coperta!). Oddio, devo PER FORZA fare delle foto! Un’altra cosa che mi fa sentire “confortable” è la grandissima gentilezza e disponibilità di qualsiasi studente erasmus. Sono tutte persone che hanno scelto di mettersi in gioco, che vogliono conoscere, vogliono conoscerti, vogliono imparare, studiare, divertirsi, sbagliare strada, sperimentare. E’ assurdo pensare che un mese fa non sapevo neanche della loro esistenza e adesso che i nostri destini si sono incrociati, il loro modo di vestire, il loro accento così diverso dal mio, la loro risata, il loro modo di essere mi siano già così conosciuti. Devo ammettere che probabilmente tutto questo non sarebbe così semplice se non conoscessi l’inglese. Ho conosciuto in prevalenza americani, e sono davvero adorabili, ma soprattutto all’inizio avevo seri problemi a comprendere una frase per intero. La vera sfida, però, sarà quella di capire per bene il professore di Letteratura Inglese. E’ un tipo alquanto stravagante, 100% british, classico uomo dall’età indefinita, con gli occhi azzurri e acquosi, i capelli biondi che quasi vanno nel bianco, sempre sorridente e pronto a sentire la tua più stupida opinione. Parla nel momento stesso in cui respira: prende aria e butta fuori parole che vanno scemando proprio mentre il suo tono di voce si fa più basso, per cui inizio col capire l’inizio della frase e mi perdo per il resto. Tra l’altro, dovete sapere che qui hanno la differenza tra “seminar” e “lecture”. La “lecture” è la lezione come la intendiamo noi: il prof spiega e gli studenti prendono appunti. Nel “seminar” il professore dà degli spunti e gli alunni parlano. Io seguo tre seminar (letteratura inglese, Linguaggio e Genere, Cinema del mondo) e una lecture (Ancient world on films) e ammetto che l’idea del seminar la porterei volentieri in Italia.  Ma anche qui a Reading porterei un po’ di Italia : il cibo, innanzitutto, di cui non hanno la minima idea perché tutto si riduce a pasta scotta e cibo insapore, la pulizia, una sorta di identità astratta, e i prezzi, porca trota. O gli inglesi sono tutti ricchi, o chi è povero qui fa davvero la fame visto che con una sterlina non ti compri neanche la carta igienica. E’ una cosa davvero impressionante. Ma non mi dispiace dover imparare a gestire e capire i soldi e il loro valore.
Bene, ora vi lascio, ho davvero scritto troppo, ma ne avevo bisogno: sono successe così tante cose che la mia testa è un frullatore di pensieri. Meglio riportarli tutti qui.
See you soon, guys 😀

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5 thoughts on “Ricapitolando

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