Divagazioni, come al solito.

Ho il tempo e la voglia di scrivere nel mio spazio preferito, anche se non so esattamente cosa sto per dire, per cui, se non riuscite a seguirmi, sappiate che siete avvisati in partenza. Tra pochi giorni saranno passati tre mesi da quando sono qui e se guardo alla Roberta di gennaio, non so quanto esattamente riesca a riconoscermi. Sembra strano dirlo, eppure mi sento cresciuta, matura, sicura. Tutto in così poco tempo. Ho lasciato la mia famiglia, Napoli, le mie certezze per compiere un passo nel buio. Quando sono arrivata a Reading la prima sera ricordo esattamente il mio sentirmi spaesata: io a dover cucinare? Io a fare la spesa? Io a fare la lavatrice? E come l’avrei gestito? Sono passata da una condizione di estrema bambagia, direi, a una in cui ho dovuto fare tutto io da sola. Nessuno ha lavato i panni per me, nessuno ha visto i prezzi per me per la spesa e se mi sono ritrovata con o senza qualche risparmio è stato solo merito e colpa mia e se ho sbagliato in qualcosa o ci sono riuscita, è stato solo per il MIO modo di fare e pensare. E per quanto sia stressante, è esattamente quello di cui avevo bisogno. Credevo che questo Erasmus mi avrebbe insegnato a come relazionarmi con gli altri in una lingua non mia, invece sto imparando a relazionarmi con me stessa, il che non è sempre stato cosa facile. E devo dire che non sono poi tanto male…tranne a cuocere i legumi, per quelli sono proprio negata. Ho addirittura scoperto che ho senso dell’orientamento, cosa che non avrei MAI e poi MAI detto di me. O forse riconosco le strade perché non seguo nessuno. Quando cammini e ti fidi degli altri, del loro senso dell’orientamento, non prendi nessun punto di riferimento, ti fidi e basta. Quando sei sola invece, ci fai caso, ti costruisci involontariamente una sorta di mappa nella testa. E ce la fai. Per il semplice motivo che non hai altra scelta. Come quando ho dovuto scrivere due saggi di 2500 parole e fare un test di linguistica in classe. Non hai scelta, non hai nessun voto da poter rifiutare, devi farcela. E se non hai tempo devi inventarlo e se non hai forza la trovi e se non puoi cucinare cavoli tuoi che stai a digiuno. Sto imparando ad ascoltare di più me stessa e anche questo non è sempre cosa facile…quando poi oltre ad ascoltarmi mi darò anche ragione, sarà un bel passo avanti. In ogni caso, tra non molto torno in Italia per una settimana, qui le vacanze di Pasqua durano tre settimane :D! Non vedo l’ora di mangiare una sana pizza sul lungomare, godermi un po’ la mia famiglia e i miei amici…chissà come sarà tornare, anche solo per così poco tempo. Da quando sono all’estero penso molto all’Italia, alla sua eterna bellezza, al cibo, al clima, alla sua storia. E’ strano, non mi sono mai sentita così tanto italiana da quando sono qui, ed anche così orgogliosa. Vista dall’alto, l’Italia e forse ancor di più Napoli ha un enorme fascino su di me e anche se so che non appena sarò a casa tornerò a lamentarmi dei trasporti, dell’incompetenza, delle ingiustizie, non posso fare a meno di pensare che nessun posto è quello giusto per vivere se prima di tutto non ti senti a casa. A parte questo, mi sento motivata a fare tanto, ho voglia di imparare, di conoscere, di vivere. Non mi basta sapere solo l’inglese, non mi basta leggere un paio di libri al mese, non mi basta conoscere l’europa un po’ qui e un po’ lì. E qui il problema più grande: i soldi. Mai e dico mai come in questi mesi mi sono resa conto del fatto che tutto, proprio tutto, è una questione di soldi. Come la fortuna, non mi ero mai resa conto nè sono disposta ad accettare il potere che hanno. Non è l’economia a girare grazie ai soldi, è un mondo intero. Non ho mai sentito così tanto il bisogno di lavorare, di non pesare sui miei genitori, di guadagnare qualcosa per non pensare che sto solo spendendo senza nessuna entrata. Sono certa che una delle prime cose che farò tornata a Napoli sarà cercare qualche part-time all’università. Ma perché diamine vi sto dicendo tutte queste cose? Questo post sta durando troppo, ma lasciatemelo scrivere, dopotutto è sempre uno spazio piccino e mio, questo blog, no? Ecco. Questa è un’altra cosa che devo fare: tornare a dedicarmi al blog. Perché ho sospeso la rubrica di una parola a settimana? Sembrava andare bene. Da giovedì si ricomincia. Oh.

Buonanotte lettori…i miei complimenti se siete arrivati sani alla fine di questo articolo.

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2 thoughts on “Divagazioni, come al solito.

  1. Come ti capisco! Mi ritrovo in ogni parola. Sono quattro anni che vivo in America e certe cose ormai sono diventate “normali” ma ricordo che il primo anno qui ho vissuto al centro di un uragano. Non si è solo alle prese con una vita completamente diversa, si deve anche combattere con se stessi. Scopri solo cosí che forse non ti conoscevi affatto e viene fuorinuna nuova te. Quando si lascia la propria patria si pensa che da quel momento in poi sarà tutto stupendo. Non si pensa invece a quanti sacrifici, quanti cambiamenti, quante rinuncie. Quando sono arrivata qua mi sono sentita un puntino minuscolo ed insignificante in una città come Los Angeles. A 16 ore di volo da casa, senza famiglia, senza saper parlare la lingua, senza un volto amico. Scappavo dall’italia e mi sono riscoperta più italiana che mai.
    Ti capisco davvero e ti dico di non scoraggiarti mai. Anche nei momenti più difficili ti sorprenderai di esser molto più forte di quel che credevi.

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    1. Ed io mi ritrovo tantissimo nel tuo commento 🙂 forse la sfida più grande è proprio conoscere se stessi. Sembra strano ma ignoriamo ciò che siamo o ciò che possiamo essere quando siamo con gli altri e solo da soli capiamo molto di più cosa vogliamo, chi vogliamo diventare e chi siamo diventati! Immagino quanto sia stato duro per te lasciare tutto, se l’erasmus posso considerarlo ancora una sorta di “vacanza” in quanto è un periodo temporaneo, immagino quanto costi trasferirsi per un così lungo tempo! E hai ragione, ci si scopre sempre più forti che mai! Grazie per il commento, mi ha fatto davvero piacere 🙂

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