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Sto lentamente cercando di entrare nell’ordine delle idee che è primo giugno. E che sono passati già cinque mesi dall’erasmus. E che tra due settimane a quest’ora starò già in camera mia, a Napoli, probabilmente con la scrivania piena di cose da mettere a posto, roba inglese qui e lì, scontrini, regali. E sto cercando lentamente di assorbire gli addii che da un po’ di tempo a questa parte sono costretta a dare, convincendomi che “non sono addii ma solo arrivederci” e che la camomilla mi aiuterà a non entrare in panico anche stanotte.

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C’è qualcosa di assurdo che accade in questi mesi. Non si vive semplicemente un’esperienza diversa dalla vita ordinaria, non si tratta soltanto di un cambiamento di stile di vita: si tratta di iniziare da capo una nuova vita. Ho sempre immaginato l’erasmus come un intervallo di qualche mese di divertimento assoluto, di notti troppo corte, di avventure sempre a portata di mano. Questa è stata invece per me la parte più piccola di quest’erasmus, dal momento che ho soprattutto vissuto una nuova vita in ogni aspetto. Ho creato le mie piacevoli abitudini, ho avuto un supermercato di fiducia, sono andata a serate karaoke il giovedì e cercato sempre lo stesso scoiattolo sullo stesso albero. Mi sono letteralmente stabilita in una nuova città e proprio non riesco a rendermi conto che tutto questo stia per finire.

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Più di ogni altra cosa, ho conosciuto persone che non sono state semplicemente conoscenti ma che in poco tempo sono arrivate a conoscermi dalla A alla Z. Persone di cui non ne sapevo neanche l’esistenza cinque mesi prima, sono diventate non solo parte essenziale della mia “nuova vita” ma di me stessa. E non ho la minima idea di come riuscirò a gestire queste assenze. Non ho la minima idea di come riuscirò a tornare alla mia vecchia Lydia senza la possibilità di discutere con Lydia dei problemi esistenziali di fronte a una tazza di tè ai frutti di bosco. Non ho la minima idea di come, uscendo da casa, non andrò a bussare alla finestra di Meri giusto per sapere cosa sta facendo. Per mesi interi ho pensato a quanto mi sarebbe stato difficile dire addio a tutti coloro che sono effettivamente divenuti qualcosa di più di semplici persone incontrate in un viaggio. Ne parlavo con loro già a Febbraio, quando dopo il viaggio a Edimburgo sentivo che sarebbe stato atroce separarmi da chi è divenuta la mia seconda famiglia.

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Adesso che quel momento è così vicino, non riesco a non pensare a quanto tutto questo mi mancherà per davvero. A fatica, davvero a fatica riesco a ricordami chi e come fossi prima che partissi. Ho raccolto così tante emozioni, sapori, culture diverse, ho abbracciato così tanto un mondo intero, che sento la mia anima riempita di questo più che di qualsiasi altra esperienza precedente.

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Non so esattamente quanto porterò con me di tutto questo. Non so quanto sia effettivamente cambiata, dal momento che ho sempre creduto che più che cambiata mi sia semplicemente rivelata per quella che sono, ma ammetto che ho una certa curiosità nel vedere come e in cosa quest’ erasmus continuerà a manifestarsi. Perché se fisicamente sarò costretta a dire addio a tutto questo, sono certa che con la mente tornerò sempre qui, qui, dove per la prima volta ho incontrato me stessa.

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