Ritorno alla base e altri stereotipi

Il ritorno è sempre accompagnato da una malinconia mista all’odore di cartoline. Le valigie da disfare, gli scontrini accartocciati sui fondi delle borse, un’infinita quantità di emozioni che non riesci a sistemare nei cassetti insieme ai maglioni e alle gonne.

Eppure, un po’ ci pensi la sera, un po’ sei costretta dai parenti a cercare di capire cosa esattamente provi. Perché quando torni alla base, la prima cosa che devi affrontare, prima ancora del ritorno alla tua camera, alle tue abitudini, al tuo caffè, sono i parenti che si aspettano da te la rivelazione di chissà quale enorme verità storica. Se hai vissuto in un’altra città per mesi, si presuppone che tu sia tornata con un enorme bagaglio di informazioni, anche quelle più stupide. Informazioni che, devo farmene una ragione, loro non vogliono recepire davvero. No. Loro vogliono semplicemente che i pregiudizi universalmente confermati collimino con quanto tu abbia sperimentato. Un po’ come quando non vedi una persona da tempo, fatichi a riconoscerla ma cerchi in tutti i modi di far combaciare i ricordi dei tratti somatici di quella persona con quello che ne resta oggi (devo questa metafora a qualche libro di Calvino e non vedevo l’ora di utilizzarla).

Si dà il caso, allora, che in maniera piuttosto vaga, sgranocchiando qualsiasi cosa ci sia sul tavolo, io cerchi di dire effettivamente cosa abbia visto e vissuto ma mi ritrovo puntualmente a dover ammettere pregiudizi, perché sono incalzata così tanto che credo sia comunque una battaglia persa sgretolarli. Cerchiamo di mettere un po’ di ordine nella mia testa e via da me tutti gli stereotipi.

“E allora? Come ti sei trovata? Tutto un altro mondo, no?” Mah…beh, sì, l’Inghilterra è un altro mondo, come lo è qualsiasi posto che non sia quello in cui vivi. Ho trovato essere anni luce avanti per i mezzi di trasporto efficientissimi, persino a Reading che è il mio minuscolo paesino sperduto. E’ un altro mondo l’università, se ti vengono mandate email in cui ti dicono di andare all’incontro su come dormire prima di un esame, di fare il corso di yoga gratis nella settimana di pausa, di non fare troppo caos durante il periodo d’esami e di andare ad accarezzare gli animali che hanno fatto venire apposta per te per farti rilassare durante lo studio (ho accarezzato un pony e non volevo più andarmene). Ah, gli insegnanti? Oh beh, sono stati tutti di una dolcezza incredibile. Rispondevano alle mie email con la stessa velocità di un fidanzato psicopatico che controlla il tuo ultimo accesso whatsapp. Si firmavano col loro nome, erano loro a chiederti se volevi incontrarli per dei chiarimenti, forse perché leggevano in faccia il tuo spaesamento da studentessa erasmus. Ma no, no, non posso dire che erano preparatissimi dai. Oh che noia, questo proprio non te lo posso dire. Ma sì, sì, erano bravi, però la preparazione a 360 gradi non l’ho trovata, no. Mi sa che quelli italiani hanno una cultura generale migliore. Ecco, vedi che ne vai fiero anche tu che mi ascolti? Come dici? Gli studenti? Stessa cosa degli insegnanti, guarda. Molto settoriali nella loro preparazione, però molto motivati, lo ammetto. Nooo, ma che quadrati e studiosi. La mattina sì…vedili nel week end e li ritrovi a terra ubriachi. Questo non è uno stereotipo, 3 inglesi su tre li ho conosciuti e ci ho parlato solo da ubriachi. Però almeno li capiv…eh?No aspetta. Ora non credere che essendo stata sei mesi in Inghilterra io possegga tutto lo scibile inglese. Ma nossignore, hai idea di quanto io abbia ancora da imparare? Ti dico solo che la  mia coinquilina londinese l’ho capita solo dopo quatto mesi. E’ che non pronunciava le T. Photo diventava pho-o, data diventava da-a. La confusione è tanta. Sì, sì, sono migliorata nell’ascolto, verissimo ma ora non ti aspettare che io ascolta una canzone inglese e sappia dire cosa stia dicendo il tipo. Ok, se vuoi sentirti dire che sei mesi bastano per essere inglese te lo dico, ma quando andrai lì e sarai demotivata perchè non capirai manco “How are you doing?”, io t’ho avvertito. I panni pesanti vuoi portarteli?Mah sì…te li consiglio, fa sempre un po’ più freddino delle nostre temperature però dai, è molto meglio di quello che mi aspettavo. Aridaglie con la pioggia. Senti, a Napoli la pioggia fa molta più paura. C’è una pioggerellina sottile, quasi carina, il vento fa cagare sotti, sì…però il grigio di Lond…ecco qua. Senti ciccia, io ‘sto grigio di Londra non l’ho visto, ok? Londra non è grigia. Gli autobus sono rossi, molti palazzi gialli, blu, azzurri, bianchi, marroni. Mah…sì, il tempo può essere grigino, nuvoloso, ma non credo mi abbia per questo reso triste. Sei a Londra, porca miseria, e avverti la bellezza del Big Ben, la gioia straripante di Camden Town, gli odori di China Town, i colori degli artisti di strada, il grigio proprio no. No, su questo devo farti un appunto: non è vero che sta la connessione ovunque. Per essere una capitale dovrebbe avere molta, dico mooolta più connessione Internet. Almeno nelle stazioni. Sì, c’è nel Mc donald, da starbucks e in effetti sono un po’ ovunque, ma vorrei avere Internet anche senza dover cercare uno dei due. Sì…sì ero a trenta minuti da Londra. Mhmh…no, che c’entra, non ero sempre lì. Ehi, hai capito che ogni volta che ci andavo erano 25 euro di treno? Io pure ci dovevo vivere sei mesi. eh. Però ti dico che non rimpiango manco una lira. Sì, vero, gli inglesi sono gentilissimi. Ma ti dico anche che c’è una linea molto sottile tra gentilezza e falsità…e a volte l’avvertivo un po’. Tipo, non credo che i miei coinquilini fossero effettivamente felici del fatto che li riprendessi sulle condizioni pietose in cui lasciavano la cucina. Eppure non me lo dicevano. Sorridevano…e sotto quei sorrisetti c’ho letto qualche bestemmia, che ti credi. Oddio no…no. Cosa ti fa pensare che da studentessa erasmus io abbia parlato della Brexit? Ti dirò: nessun inglese m’ha mai detto nulla su questa cosa, nè li ho visti leggere giornali o ascoltare la BBC. Nel grande supermercato in cui andavo c’era un enorme tabellone che diceva in tempo reale l’andata delle borse, ma non so se fosse lì da sempre. Erano più gli altri europei a parlarne…chissà perché. Fammi sgranocchiare un grissino và. Shi, l’erasmus è un’esperienza formidabile, questo forse è l’unico stereotipo che proprio non mi va di distruggere. Però no, ma no, no, nessuna vida loca. Anch’io mi aspettavo notti brevissime, ore piccole, serate di divertimento senza fine, pazza gioia e risate su risate. Invece è stato tutto molto più tranquillo, sereno. Mi aspettavo di essere sempre circondata da qualcuno, invece ho vissuto così tante giornate in cui ero sola. Sola su una terra straniera. Però non posso dire di essere stata effettivamente triste…magari qualche momento, ma il tutto l’ho vissuto comunque serenamente. Ohhh sì, ho conosciuto persone da tutto il mondo, letteralmente tutto il mondo. Ma non hai idea di quanto la persona più bizarra che abbia conosciuto si chiami proprio Roberta. Ha un blog “una contraddizione ambulante”, hai presente? E’ proprio uno strano tipetto. Tutte quelle ambizioni nella sua vita, la voglia di fare, di leggere, di scrivere, di lavorare. Se guardo ai mesi prima dell’erasmus, ricordo poco di quella ragazza. Schizzinosa, impaurita della sua ombra, di dire la sua. Dovresti vederla ora. Sicura di quello che fa, con pochi dubbi per la testa, stra-felice dell’esperienza fatta. Tu pensa che persino una sua amica conosciuta lì le ha detto che l’ha vista cambiare da gennaio a giugno. Ti pare possibile che il cambiamento sia stato così evidente? Manco a me. Eppure…eppure io la vedo lì,sei mesi fa, arrivata all’aeroporto senza capire una cippa di cosa le stesse succedendo. Ora la vedo qui, seduta a scrivere. Non credo abbia effettivamente capito cosa sia successo, figuriamoci se ha idea di quello che le succederà,di cosa vorrà fare ora che è tornata alla base, come tutti invece si aspettano.

Eppure è certa di una sola cosa: che quest’erasmus è stato l’inizio, più che la fine di qualcosa. Una sorta di principio di rivoluzione, non so se mi spiego. Ma che…tu stai ancora a pretedendere che ti parli del grigio di Londra. Ah, quanta incomunicabilità in questo mondo. Questo è proprio quello che mi fa più paura: che Roberta sia cambiata e che tutti siano fermi a quella di sei mesi fa. Imparerò ad affrontare anche questo, no?

Magari…se mai tornerò effettivamente alla base…

 

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