Qui e ora.

L’estate per me ha l’odore dello studio di mio padre. Un misto di legno, libri, e polvere che entra morbidamente dalla finestra. E’ sempre stato il mio angolo preferito, con una libreria che arriva sotto al soffitto, stracolma di qualsiasi tipo di lettura: da Gramsci a Paolo Brosio, dalla biografia di Churchill a quella di Stalin. Fogli di lavoro ovunque, che quasi sommergono il telefono all’angolo, pile di appunti che chissà quante volte ha scritto e riscritto dietro quella scrivania, agende che sa non userà mai ma che si ostina a conservare perché lui è come me: conserva tutto ciò che ha paura di dimenticare.

Quando sono tornata dall’Inghilterra, una delle prime cose è stata quella di andare nel suo studio e rivedere tutti i libri che ancora devo leggere. Da quelli dell’Ottocento col la copertina rossa ai classici colorati della copertina di Repubblica. Prima erano sugli scaffali più alti, poi ho deciso che dovevamo averli di fronte così da non doverci arrampicare ogni volta. Mi è salita l’ansia a pensare a tutte le cose che ancora voglio fare, a tutti i libri che voglio leggere, i film che voglio vedere.

-Allora? Quale leggo quest’estate? – mi ha detto, mettendosi accanto a me con le mani sui fianchi, forse un po’ più libero dai pensieri del lavoro.
E come ogni volta che mi pone questa domanda, gli ho iniziato a leggere in ordine tutti i titoli dei libri mentre lui mi diceva “letto, non letto…questo l’ho iniziato ma non l’ho finito”.

-Forse sarebbe ora che tu leggessi Il nome della rosa – gli ho detto – Se hai letto La strada di Swann, puoi leggere tranquillamente questo.
– ma…io lo vidi un po’ e c’è troppo latino. – e come ogni volta che tocchiamo questo tasto gli vedo sul fondo degli occhi verdi il rimpianto per non aver mai potuto studiare per bene il latino e la voglia di poterlo padroneggiare.

Qualche settimana fa ho trovato un intruso nella libreria: il suo libro di latino delle scuole medie.
-Roby- mi ha detto entusiasta,col libro al braccio come uno scolaretto al primo giorno di scuola dopo le vacanze estive – sto imparando le declinazioni. Ascoltami un po’: rosa, rosae, rosae, rosam, rosa (all’ablativo ci riflette sempre un po’, tiene il conto sulle dita della mano, vede che gli manca il sesto caso e…) rosa?
Ora è alla terza declinazione ed io lo vedo fare piccoli progressi che gli danno una soddisfazione enorme.
– Però non sono così difficili, vero? A me sembravano insormontabili. Senti un po’ questa lezione di pronuncia del latino da youtube, è un professore della tua università. Roby, questo è quello che devo fare quest’estate: devo imparare il latino. Un’ora al giorno, tu mi insegni un po’ a tradurre. Devi vedere com’è bello capire finalmente perché tutte quelle frasi di diritto si dicono così.

Mio padre ha poco più di sessant’anni, eppure lo vedo spesso ritornar bambino, con la stessa voglia che ho io a ventidue anni e che lui, mi racconta, aveva sempre ma che mai ha potuto soddisfare davvero.
Lui è il tipo di persona che immerso nel suo lavoro, non considera nient altro intorno. Scrive incessantemente al computer, al punto che sono arrivata a pensare che i tasti della tastiera avessero preso la forma delle sue dita. Poi, improvvisamente, lo vedo prendere appunti su un quaderno che ha le pagine ingiallite, lo vedo ascoltare lezioni e lezioni su youtube su come leggere in latino, come imparare le declinazioni.

Non parliamo chissà quanto ma c’è una cosa che mi ha fatto capire col suo silenzio, mentre era immerso nella lettura di una versione : c’è sempre un tempo per recuperare ciò che non si è fatto. C’è un tempo per aiutare il nonno in campagna e uno per leggere Proust. Anche se alle due di notte,anche in una pausa lavoro, anche in macchina mentre si va a prendere il figlio in aeroporto. Non c’è nessun vuoto che non possa essere colmato, anche a sessant’anni.

Mi sono decisa a dargli il mio libro di latino, visto che il suo ha tanto l’aria di disintegrarsi da un momento all’altro. Lo tiene fisso sul tavolino in salone e ho notato che lo sfoglia dopo pranzo…-chissà questi aggettivi di seconda classe come sono, eh?-

Quest’estate leggerà Il nome della rosa, ne sono sicura.
 

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