Parole che restano impresse #WritingChallengeday2

30-day-writing-challenge

Siamo al secondo giorno del Writing Challenge scovata nel blog Progetto felice e che ho iniziato ieri. Dunque, devo scrivere di qualcosa che qualcuno ha detto di me stessa e che non ho mai dimenticato.

Ebbene…cominciamo. E’ una cosa abbastanza vecchiotta in verità. Era il mio quarto anno di liceo, dunque circa cinque anni fa, quando andammo al classico colloquio con i genitori. Di solito i prof mi dicevano “e che sei venuta a fare? lo sai che vai bene”. Fine. Andammo dalla mia prof di italiano, con la quale ho tuttora un rapporto bellissimo basato non sullo scriversi continuamente ma sul non sentirsi per secoli e parlare poi una volta tanto come se niente fosse mai cambiato. Eravamo dunque entrati, io, mia mamma e mio padre quando mi guarda e sorride. Non ricordo il come e il perché ma improvvisamente dice “Roberta…ancora deve prendere atto della realtà. Vive in un romanzo tutto suo”. Quelle parole, così nuove e dette da un’insegnante furono e forse lo sono ancora uno dei più bei complimenti che abbia mai ricevuto. Complimento sì, perché lei faceva di questa mia totale estraneità alla realtù un punto di forza mentre io lo trovavo di debolezza. Troppe volte mi era stato detto di “essere sempre con la testa tra le nuvole”, o che “leggevo troppi libri e vedevo troppi film credendo di ritrovare ciò che leggevo e vedevo nella realtà” al punto che avevo deciso di impormi una visione più disincantata anche dei libri, di non vivere in quel romanzo tutto mio ma di chiuderlo ed entrare nel libro del mondo. Non mi è mai riuscito davvero. E oggi non riesco a non considerarlo un difetto quello di vivere in un romanzo tutto mio, perché la mia immaginazione, le mie illusioni, il mio sguardo senza dubbio deformato sulla realtà è il mio unico e necessario baluardo tra me e il mondo. Ho preso atto della realtà, ma non mi vergogno e non mi dispiace di rifuggere ancora nel mio mondo e nel mio romanzo: non mi dispiace ogni tanto staccare i piedi da terra e tornare la Roberta che vive tra le nuvole (è questa, dopotutto, la descrizione che trovate a destra del blog). Lo faccio senza rendermene conto, perché è dopotutto parte di me e ne sorrido, me ne compiaccio. Ho sempre creduto che senza la costruzione di un mondo “altro” da quello che viviamo la vita non può essere altro che frustrazione e risultare insopportabile. A me non dispiace non avere una visione cruda e disincantata del reale, anzi, a volte mi rendo conto di essere persino troppo pessimistica.

Sta di fatto che quelle parole mi fecero prendere consapevolezza di me e di quello che ero. A volte c’è semplicemente bisogno di qualcuno che ci dica come siamo, che ce lo mostri con compiacenza. Di una botta d’autostima, insomma. Anche queste, no, fanno guardare con un po’ più di serenità alla realtà.

E voi? Avete qualche frase che custodite gelosamente nella vostra memoria? Fatemi sapere e non esitate a partecipare al challenge chè è troppo carino 🙂

A domani!

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2 thoughts on “Parole che restano impresse #WritingChallengeday2

  1. Che bella cosa che ti ha detto la tua insegnante e che bel dono hai.
    Si, per me è un dono, non un difetto. Col tempo hai imparato a conviverci, non fuggi la realtà, ma sai rifugiarti nella tua fantasia. E’ un dono.
    A domani, per la prossima puntata della challenge 🙂

    Mi piace

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