Qualcosa contro cui lotto #WritingChallenge8

Beeeene bene, questa giornata si è rivelata proprio carina, a parte per il DETTAGLIO di Trump che ha vinto le elezioni. Stendo un velo pietoso e, come direbbe Manzoni, con fatica tiriamo avanti.

Per il Challenge di oggi devo parlarvi di qualcosa con cui lotto. Okay. Non mi apro molto su questo, per cui non so esattamente quanto sia disposta a dirvi. Provate ad accontentarvi. Lotto fondamentalmente contro un senso di ansia continua, una paura, non so dirvi. Non quella comune che si prova prima di un esame, è un’ansia patologica, direi. A volte ho l’ansia dell’ansia, in quest’ultimo periodo sono sensibile a qualsiasi cosa mi succeda e ho bisogno solo di cose positive intorno a me. Non c’è un motivo preciso per cui vado in ansia, razionalmente non ce ne sono. Di solito concretizzo la mia paura nel sangue, del tipo “ho paura di veder qualcuno fatto male”, ma non è quella la vera paura, non è quello il vvero motivo. Dunque, fondamentalmente lotto verso qualcosa che non so esattamente da dove nasca, da una mia eccessiva sensibilità o empatia, non saprei dire. Per un periodo avevo superato questa cosa facilmente, ora ne sto facendo davvero una battaglia, a volte basta semplicemente fare tanto, avere la testa occupata. E’ come se avessi accumulato troppe emozioni insieme e ora non sappia gestirle tutte, come se non mi fossi sfogata abbastanza su diverse circostanze (rottura col ragazzo, ritorno traumatico dall’Inghilterra a Napoli, trasferimento delle mie due migliori amiche in altre città). Ho un po’ di tensione addosso, ecco. Ma già sto moooolto meglio rispetto all’estate e conto di star sempre meglio. Credo che tante siano le cose positive intorno a me che possano farmi stare meglio: lo studio, tanto per iniziare, che mi tiene la testa occupata e che soprattutto mi fa raggiungere piccoli obiettivi; scrivere sul giornale, il doposcuola che sto facendo di pomeriggio, la palestra. Insomma, tutte cose che mi fanno sentire soddisfatta e che mi stancano, che mi dimostrano che ho da fare e che devo fare. Io sono sempre contro i “non pensarci” perché ritengo che molto spesso abbiamo solo bisogno di pensarci, sprofondare nel dolore, farci un bel pianto liberatorio e via, ma è anche vero che bisogna rispondere, più che reagire. Bisogna dire “ok, è successo. Ma ora devo rialzarmi, ora devo vedere cosa fare, come fare”. Mi piace molto notare che pian piano stia riappropriandomi di me stessa. Prima passavo giornate intere con una faccia appesa, zero concentrazione, non ridevo neanche. Sono sempre stata solarissima, logorroica al massimo, con la battuta sempre pronta, non mi sono davvero riconosciuta più. A settembre ho abbandonato un esame perché ero completamente intorpidita. Adesso vedo la vecchia me tornare, la Roberta che si alza alle 7 e che studia fino a sera entusiasta di quello che fa. Abbiamo una vita meravigliosa e non dovremmo davvero sprecarla in inutili paranoie. Abbiamo la fantastica opportunità, soprattutto a quest’età, di poter dire “io oggi cambio la mia vita. Io oggi mi rialzo. Io oggi voglio cambiare”. E’ tutta questione di forza e volontà. Credo seriamente che se ce la faccio io, possono farcela tutti.

Buona notte,

a domani con un nuovo challenge!

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