Riflessioni

– Ho letto il tuo blog.
Roberta mi spia dall’alto mentre sono distesa a terra a fare gli esercizi di fisioterapia. Controlla che le gambe siano ben distese, le spalle lontane dalle orecchie e le ginocchia ruotate. La guardo e aggrotto impercettibilmente le sopracciglia.
-Oh. – rilascio il respiro che ho trattenuto per un attimo di troppo.
– E te lo dico davvero con sincerità: tu scrivi benissimo e secondo me tu hai un alto potenziale. Hai fantasia, non sei banale, anzi hai proprio una bella profondità. Sei davvero brava, come te lo devo far capire?
Borbotto qualcosa mentre cerco di stendere bene le gambe verso il soffitto. Faccio scivolare le mani sull’asciugamo sotto di me e ne avverto la ruvidezza. Quando sono nervosa, ho sempre bisogno di sentire qualcosa che mi gratta le mani, come per sentire che i miei sensi non sono annichiliti
– Beh…ci sono persone molto più brave di me, davvero.
– Ma quanto sei testarda!

Questo lo dice anche mia mamma. E Kate e mio fratello e tutti i miei amici. Me lo dico anch’io quando mi rendo conto che in certe questioni non mi do vinta per puro principio. Anche se poi finisco col riflettere su ciò che mi viene detto, analizzo ogni singola parola, ne faccio l’analisi (grammaticale, logica, del periodo, introspettiva e di qualsiasi altro tipo). Il fatto è che un mio dono speciale è quello di non credere mai alle parole degli altri, a quelle buone, si intende. Se qualcuno mi avesse detto che non so scrivere, non avrei controbattuto, ci avrei creduto e avrei riletto i miei articoli e puntualizzato su ogni errore. Ma credere a parole che potrebbero innalzare la mia autostima, no, non è una mia capacità.

Ciò che più mi torna in mente di quella conversazione è il suo tono. Lo diceva davvero convinta e quasi esasperata dalla mia testardaggine. E se fossi davvero brava? L’interrogativo continuava a frullarmi nella testa. E se davvero un giorno riuscissi a realizzare il mio sogno di scrivere un libro? Un libro che sarà letto, venduto, commentato, criticato. Qualche tempo fa parlavo con un mia cara amica del fatto che riuscissimo a vedere il futuro dei nostri colleghi univeritari ma non il nostro. So che Simona riuscirà ad aprire un giornale tutto suo, so che Emy diventerà qualcuno di importante, che Chiara insegnerà, che Serena non si accontenterà del primo lavoro che le daranno. Ma io dove sarò? E soprattutto, quanto spazio sto dando ai miei sogni affinché si avverino? E’ questo quello che mi frega. Vedo tutti mettersi in gioco, fare cose davvero concrete, sperimentare. Io ho aperto un blog e ci ho messo un anno per dire il mio nome. Vivo all’ombra, scrivo diari che nessuno leggerà e non voglio vengano letti, faccio liste di libri da leggere ma poi vado a una lentezza stratosferica nonostante sia una cosa che ami. Solo da poco tempo sto mettendo un po’ più di grinta in ciò che faccio, un po’ più di testardaggine, ecco. Perché, dopotutto, non c’è assolutamente nulla e dico nulla che io non possa fare. Io, come anche tu che mi stai leggendo. L’unico limite che al momento vedo tra me e i miei sogni è proprio me stessa. Me stessa che non crede abbastanza di essere brava e che non vuole neanche mettersi in gioco per scoprirlo, perché una batosta sarebbe troppo dura da sopportare. Me stessa che apre un blog ma che è costante solo per i primi mesi o quasi e che non vuole neanche che gli amici sappiano della sua esistenza perché essere letta e giudicata sarebbe troppo. Se riesco a collocare nel futuro gli altri e non me è perché loro non hanno mai fatto segreto di ciò che vogliono essere, di cosa vogliono fare. Io invece ho detto a qualcuno di voler diventare scrittrice solo la scorsa estate, nonostante lo scriva nei diari da quando avevo sette anni. E tutti questi “io” che ho scritto finora, tutto questo analizzare me stessa avviene sempre nella mia mente e mai ad alta voce. E’ qualcosa di cui mi sto rendendo conto solo ora mentre sto scrivendo, solo ora ce l’ho di fronte e non, appunto, nella mia testa. Non sapremo mai quanto valiamo fin quando non ci mettiamo alla prova. Voglio davvero farlo pian piano.
Per questo, se mi vedrete di più sul blog da oggi in poi, non venite a dirmi di non essere stati avvertiti.

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5 thoughts on “Riflessioni

  1. Io trovo sempre più facile immaginare il futuro altrui, perché gli altri ci appaiono tutti più sicuri, con le idee chiare, dopo ogni esame si sentono più vicini al lavoro della vita quando io invece sono ancora insicura, a volte penso di non aver deciso “cosa fare da grande” e mi mette ansia questa cosa. Come se fosse tutto sbagliato. In realtà Però qualcosa che ci piace lo abbiamo anche noi, facciamo fatica a dirlo a voce alta o a concretizzarlo e personalmente mi sono resa conto che a volte non dico le cose ad alta voce per paura che si disintegri il sogno non appena esce dalla mia testa. Ma nel tempo ho imparato ad osare un po’ di più, poco alla volta. Io ti leggo volentieri, non ti seguo da moltissimo ma mi piace ciò che scrivi 🙂 Quando aprii il blog lo tenni vuoto per più di un anno, scrivevo un post ogni 5 mesi e prima di pubblicarlo passavano altre settimane. Più pubblicherai più ti piacerà farlo!! 😉 son sicura. Buona giornata,a questo punto spero di rileggerti presto.

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    1. Esattamente! Non mi fai sentire sola 😂 che poi dico ancora “cosa voglio fare da grande” quando sto all’ultimo anno di università e dovrei un attimino saperlo 😅😅. Pian piano riusciremo anche noi ad essere più fiduciose! Grazie per il commento 🙂 a presto, sì 😀

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  2. Ti capisco, anche dei miei amici pochissimi sanno del blog e per un sacco di tempo ho creduto tanto alle critiche e poco alle cose positive che mi dicevano (sto cambiando). Ma penso che se ti vedremo di più sul blog non potremo che esserne contenti (e puoi crederci, eh!) 🙂

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